28/01/2010

Ignoranti contro Intelligenti

Immagine 164.jpgEra una tradizione. Una tradizione da ripristinare. Alla fine di ogni stagione, quando le giornate sono lunghe, quando il campo è un terreno agricolo che nemmeno un aratro riuscirebbe a scavare, quando il cuore aumenta il ritmo indipendentemente dalla presenza di una ragazza, arriva il momento della sfida: Ignoranti contro Intelligenti. Le squadre si compongono naturalmente, considerando le caratteristiche psicosomatiche dei giocatori, la dialettica, insomma la filosofia di vita. E' il senso di appartenenza a produrre una destinazione naturale e le due formazioni assumono, di conseguenza, altissimo significato. Perché oppongono e portano in campo -per una volta divisi- i due ingredienti fondamentali del rugby: ignoranza in quanto utilizzo naturale del fisico, della forza, dello sforzo a babbo morto, della generosità inconsapevole; intelligenza in quanto senso tattico, astuzia, dosaggio delle forze. L'albo d'oro, forse a sorpresa, mostra un predominio netto degli ignoranti. Il che, per altri versi, vale come insegnamento. Senza l'ignoranza l'intelligenza perde smalto, attenzioni e, alla fine, è sconfitta. Non basta, non regge. Al tempo stesso l'ignoranza solo se misurata con l'intelligenza si esalta, produce sforzo massimo e decisivo. Di solito un pilone, ad esempio, tende a schierarsi tra gli ignoranti. Così come un mediano tende a far parte degli intelligenti. In realtà, se escludiamo alcuni casi cronici, il ruolo non basta affatto a produrre destinazione certa. Abbiamo avuto mediani dallo sguardo asinino e piloni illuminati nonostante un fisico da somaro anche se -va detto per onestà- è la mischia a fornire di solito i migliori ignoranti della stagione così come i trequarti forniscono la maggioranza degli intelligentoni. Non importa. Piuttosto, questa partita (da organizzare, si spera a breve) ribadisce a tutti un dato fondamentale: da solo, pur con mezzi notevoli, non vai da nessuna parte, trattandosi di rugby. E mentre giochi, compiacendoti della tua formidabile ottusità così come della tua eccezionale scaltrezza, ti accorgi che l'altro, il tuo opposto (in questo caso il tuo compagno - avversario) possiede qualcosa di altrettanto indispensabile, qualcosa che ti ha aiutato, ti ha protetto, ti ha salvato, ti ha gratificato durante la stagione. Quindi, paradossalmente, lo scontro alimenta l' incontro. Crea, finalmente, platealmente, una cruenta, bellissima dipendenza, ribadita a legnate. Un'esperienza unica, a pensarci. Un privilegio assolutamente, unicamente ovale.

LETTERA AD UN FIGLIO

Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita e senza dire una parola ricominciare, se puoi perdere i guadagni di cento partite senza un gesto e senza un sospiro di rammarico, se puoi essere un amante perfetto senza che l'amore ti renda pazzo, se puoi essere forte senza cessare di essere tenero e sentendoti odiato non odiare, pure lottando e difendendoti. Se tu sai meditare, osservare, conoscere, senza essere uno scettico o un demolitore, sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone, pensare senza essere soltanto un pensatore, se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente, se tu sai essere buono e saggio senza diventare nè moralista, nè pedante. Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo quando tutti lo perdono. Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria saranno per sempre tuoi sommessi schiavi e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria, Tu sarai un uomo.Immagine 219.jpg

LA PAURA DI AVERE IL MEGLIO

Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
Le migliori sono sulla cima dell'albero.
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perché hanno paura di cadere e ferirsi.
In cambio, prendono le mele marce che sono cadute a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere.
Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero, pensano che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà "Esse sono grandiose". Semplicemente devono essere pazienti e aspettare che l'uomo giusto arrivi, colui che sia cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell'albero per esse.
Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà bisogno di noi e ci ama farà
di TUTTO per raggiungerci.
La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, ne dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere anna_oxa_tutti_i_brividi_del_mondo_front.jpgprotetta, e accanto al cuore per essere amata.